Alla Mostra del Cinema la pittrice S.Nono presenterà il film Via della Croce

di Chiara Pavan, in Il Gazzettino del 29/07/2009

Venezia

La Via Crucis dei senza tetto si snoda attraverso tante "stazioni" così simili alla Passione di Cristo narrata nel Vangelo di Giovanni: la caduta, l’insulto, la condanna, l’abbandono, la derisione, il rapporto tra genitori e figli, la morte e la resurrezione. La pittrice Serena Nono parte proprio dal racconto della Passione, messo in scena dagli ospiti della Casa dell’Ospitalità di Venezia, per affrontare un intenso - ed anche nuovo - viaggio nel cinema che la porterà alla Mostra di Venezia per presentare "Via della croce", accolto nella sezione Orizzonti e in programma il 3 settembre in Sala Perla (alle 14.45). Tra gli "attori", anche il sindaco Massimo Cacciari, che della pittrice è stato fidanzato. «Ho pensato - racconta Serena Nono - che la Passione potesse incarnare le storie di fallimento, dolore, ed emarginazione di questi senza-dimora, tanto più in un città simbolo della bellezza», spiega l’artista veneziana alla sua seconda prova registica dopo il documentario "Ospiti" del 2007. «Prima di "Ospiti" non avevo mai girato un video, ma mi sono davvero appassionata - confessa la pittrice figlia di Luigi Nono e di Nurja Schoenberg - Credo di usare la cinepresa in modo molto pittorico: e infatti mi concentro sui ritratti, come accade anche nella mia pittura».

Come nasce "Via della croce"?
«Per caso, dopo aver conosciuto due homeless al parco vicino casa. Tempo dopo li reincontro, e mi dicono che vivono nella Comunità di Sant’Alvise. Così scopro questa realtà, e inizio a dare una mano. Conoscendo gli ospiti, mi viene voglia di dare voce alle loro storie: sono considerati "invisibili", e invece ti rendi conto che si tratta di persone diversissime tra loro per storie, vicende, culture».

E il soggetto del film?
«Ho iniziato discutendo e leggendo il Vangelo di Giovanni con gli ospiti, cercando di legare le loro storie alle Stazioni della Via Crucis».

Ma come li ha coinvolti?
«Dialogando con loro. Tutte le cose che raccontano nel film sono spontanee, mi sono limitata ad accogliere le loro testimonianze e riflessioni. Come pittrice, poi, mi affascinava l’idea di creare dei tableaux vivants delle Stazioni della Via Crucis, ispirate alle opere dei grandi maestri, come Giotto, Bellini, Mantegna, Tiziano, Tintoretto, Caravaggio e Piero della Francesca. E con l’aiuto di Maurizio Favaretto, docente al liceo artistico di Venezia e insegnante anche alla Casa dell’Ospitalità, ci siamo avventurati per Venezia mettendo in scena questa via crucis. Avevamo quattro stracci portati da casa, una croce e una corona di spine costruite dagli ospiti, e poi le riproduzioni dei quadri».

Dove vi siete mossi?
«Abbiamo cercato una Venezia meno conosciuta, quasi periferica. Come il Campo della Chiesa della Madonna dell’Orto, la Chiesa del Redentore, il chiostro di SS.Cosma e Damiano, un piccolo parco pubblico alla Giudecca, la Chiesa di Sant’Andrea de la Zirada a Santa Croce, il parco di Sant’Alvise vicino alla Casa dell'Ospitalità. Curiosamente, tra i passanti, c’era chi ci scherniva, chi ci guardava con curiosità, e chi ci mostrava solo indifferenza».

Nel suo film ci sono partecipazioni importanti, a partire dal sindaco Cacciari. Che farà?
«Apparirà in un flash, per pochi secondi: è uno dei testimoni della morte in croce. Da filosofo si occupa in modo profondo della figura di Gesù, e da sindaco conosce bene la realtà della Casa dell’Ospitalità. Anche il suo direttore, Nerio Comisso, appare nel film».

E c’è pure Anna Bonaiuto.
«Sì, le avevo parlato del progetto, le era piaciuto, così l’ho coinvolta mentre era di passaggio a Venezia: ha una scena con un ospite. Anna è bravissima, intensa, il suo volto è magnifico».

Emozionata della passerella alla Mostra?
«Emozionatissima, non potevo crederci quando mi hanno accettata. Sono davvero contenta. E al Lido ci saremo tutti, verranno anche gli ospiti-protagonisti, sarà un bel modo per confrontarsi con una realtà totalmente nuova».

Chiara Pavan