Serena Nono racconta la via crucis degli ultimi

di Michele Gottardi, in La Nuova Venezia del 29/07/2009

Potrebbe rivelarsi uno degli appuntamenti più interessanti dei primi giorni della Mostra del cinema, Via della croce, un film che Serena Nono ha costruito attraverso una serie di tableaux vivants con gli ospiti della Casa dell’Ospitalità del Comune di Venezia e che ora il festival presenta come Evento nella sezione Orizzonti. Ognuno di loro interpreta un personaggio, a volte più personaggi che si scambiano tra loro e insieme anche se stessi, raccontando in macchina le proprie esperienze.   Come è scandito questo cammino?   «Esattamente come le stazioni tradizionali della via crucis - risponde la regista -. Solo che ogni tappa è diventato un momento di riflessione sulle loro vite disgraziate: la carità, l’insulto, il rapporto con la madre...».   Quali sono stati i riferimenti di questi tableaux ?   «E’ stata la pittura più classica, da Tintoretto a Mantegna, da Piero della Francesca a Bellini, da Tiziano a Caravaggio. E poi c’è Venezia sullo sfondo. Abbiamo cercato luoghi quasi «periferici» come la Madonna dell’Orto, il Redentore, il chiostro dei Santi Cosma e Damiano e un parco pubblico alla Giudecca, la chiesa di Sant’Andrea della Zirada a Santa Croce, il parco di Sant’Alvise che circonda la Casa degli Ospiti».  Chi sono questi ospiti?   «E’ gente che proviene dalle esperienze più diverse, che ha perso il lavoro ed è finita in strada non solo per questioni di alcool o emigrazione. Nella casa di Venezia vi sono 22 uomini (a Mestre ci sono 150 ospiti, donne comprese ndr), un folto gruppo di italiani e poi anche degli emigrati, come un ivoriano e un egiziano, musulmani, che non hanno avuto alcuna difficoltà a inscenare o condividere la passione di Cristo. Tutti hanno espresso un’umanità grandissima, una forza emotiva dalla quale è stato impossibile restare immuni».  L’emozione di cui parla Serena Nono ha coinvolto anche Anna Bonaiuto, nel ruolo di due delle tre Marie (di Nazareth e di Clèofa). «E poi c’è Massimo Cacciari, un breve cameo di sei secondi come testimone della crocifissione e anche dell’impegno di questa amministrazione a sostegno degli ultimi».