Elettroshock per Gesù Cristo. Tra i film l’arte di S. Nono

di Gabriella Gallozzi, in L'Unità del 02/08/2009

Cristo ha tatuaggi sulle braccia, sul costato. Cristo ha gli occhi azzurri, profondi, di chi ha conosciuto la strada. Cristo ha il volto segnato di chi ha provato sulla sua pelle le scariche dell’elettroshock. E ancora la solitudine del migrante. Il tormento dell’alcolismo, la perdita di dignità, l’abbandono. Cristo, insomma, ha il volto così reale dei tanti uomini che vivono nella Casa Dell’Opitalità di S. Alvise a Venezia, «esperimento avanzato» di accoglienza per i senza tetto, che ieri sono stati protagonisti al Lido con Via della croce, toccante documentario passato nella sezione Orizzonti, tra l’indifferenza mediatica votata al kolossal di Tornatore. Autrice di questo lavoro dalla potente carica umana è Serena Nono, pittrice veneziana, nota al pubblico internazionale per i suoi quadri concentrati sulla figura, il ritratto e i temi della spiritualità. Nonché figlia del celebre musicista Luigi Nono. GLI INVISIBILI Artista visiva– tra le molte presenti al festival – Serena sceglie per la seconda volta la strada del cinema per raccontare gli «invisibili – spiega - i barboni, i “nemici” della società». Nel suo primo documentario, Ospiti – sempre prodotto da Giovanni Benzoni della casa di S. Alvise -li aveva già raccontati attraverso le loro storie e le loro esistenze. «Ma stavolta – spiega – ho sentito il bisogno di fare qualcosa di più. Come mi aveva suggerito uno di loro, purtroppo scomparso recentemente, ho sentito la necessita di scuotere di più. Per condividere questa enorme umanità, senza dare un giudizio». Da qui è nata l’idea della Passione di Cristo, la via crucis umana vissuta da tanti diseredati. «Sono andata a leggere il Vangelo e lì ho trovato tutto. Siamo tutti ospiti e l’accoglienza deve essere un valore culturale. Per questo sono contenta che il film esca adesso, in un momento in cui i politici si permettono di dire certe cose». Da pittrice, quindi ha «pensato subito ai tableaux vivants che illustrano le stazioni della via crucis, introdotte dal Vangelo di Giovanni e che abbiamo girato in esterno, nei luoghi meno conosciuti di Venezia». Insieme agli ospiti di S. Alvise, dove Serena insegna pittura, sono andati a ricercare i quadri sacri dei grandi pittori: «La flagellazione» di Piero della Francesca, «L’incoronazione» del Caravaggio, l’«Ecce homo» di Tiziano, «La deposizione» di Giotto. E poi via, a «metterli in scena» con quattro stracci addosso, per le calli veneziane. Ecco, allora, il Cristo flagellato col corpo pieno di tatuaggi del «barbone» venuto dall’Est. Oppure quello dell’anziano che ha visto il suicidio di suo padre quando, appena ragazzino, l’ha trovato col fucile puntato alla gola. E da allora ha cominciato la sua personale via crucis nel disagio mentale, attraverso l’orrore dei manicomi e dell’elettroshock. Oppure quell’altro che vorrebbe «tornare a vivere come prima, a ritrovare la dignità perduta». Le storie personali degli ospiti di S.Alvise s’intrecciano alla Passione di Cristo. E diventano loro le protagoniste di questa rappresentazione laica del dolore universale dell’uomo. “La via crucis è un po’ come la vita normale – spiega un migrante dell’est – fatta di tante fermate, difficoltà e qualche capitombolo». IRONICO PONZIO PILATO E «Via della croce» le racconta così come sono arrivate a Serena Nono nel lungo lavoro di convivenza ed ascolto con i protagonisti. «Mi hanno detto delle cose talmente forti, importanti e profonde – spiega – che ho avuto difficoltà a tagliarle». Come Alberto Bucco, per esempio, che nel film veste i panni di un ironico Ponzio Pilato con corona di alloro in testa e lenzuolo in spalla. Una famiglia migrata in Belgio, le origini friulane e poi il momento della difficoltà, che lui racconta così: «a un certo punto mi sono trovato per strada. A Venezia. Mi hanno raccolto degli studenti e sono arrivato a S. Alvise». Con la sua erre moscia e gli occhi attenti racconta di «Cristo che è sempre stato comunista e per questo il potere l’ha strumentalizzato». Come gli altri anche Alberto improvvisa nel film. E cita i versi di Federico Tavan, «poeta pazzo» della sua terra. «Non chiedetemi gli anni. Ho quelli di Pasolini, Leopardi, del Passero solitario. Quelli del ragazzino cattivo messo dietro alla lavagna dalla maestra. Quelli di chi, comunque, pensa sia stato bello vivere».

Elettroshock per Gesù Cristo. Tra i film l’arte di S. Nono