Da poveri Cristi ad attori

di Gigi Massini, in Adista del 02/09/2009

Ma tutto quel pattuglione di S. Alvise vuole entrare alla  premiazione? Non è un po’ troppo? Così  tenacemente informali, un po’ non stonano nella gran soirèe del Lido?
E quanti erano! Di più di quelli in elenco nella lista degli eletti, in mano alla gentile signora dell’ingresso.
Gentile e inflessibile, ormai ha il rifiuto in faccia. Certo, , quelli di S. Alvise alla Mostra del cinema raccolgono invidiabili consensi con il loro documentario Via della croce, ma hanno appunto,  l’aria da S .Alvise, anche se del “nuovo” S.Alvise.
Ora non è più il dormitorio pubblico per i senza dimora, durante la notte  vigilato dalle guardie, che alle sette del mattino mette tutti fuori e chiude per riaprire solo alle otto di  sera.
Ora i senzatetto vivono in comunità. Il loro non è più un dormitorio, ma la Casa dell’ospitalità. Si autogestiscono sotto l’ala della Fondazione di partecipazione che su quel film ha scommesso molto per far capire come intende l’assistenza. Intorno alla casa si son fatti anche il giardino: si vive meglio. Son rinati. E di vita e di morte discutono. Discutono pure di solidarietà e povertà, di umiliazione e riscatto, di fallimento, abbandono, fraternità. Anche di carità, con il vangelo di san Giovanni che ha fatto da traccia  al film.
Il Lido ha inserito Via della croce tra gli eventi della sezione Orizzonti, una seconda fila di tutto riguardo. I giornali ne hanno parlato bene: un titolo a tre colonne sul Corriere della sera, per la  Stampa  se ne è occupata Lietta Tornabuoni, storica, esigente firma del quotidiano. In bella evidenza la presentazione sul Venerdì di Repubblica. L’Unità è uscita con due pagine. Voti alti dal Manifesto, dai quotidiani locali con L’eco di Bergamo su tutti. Pure dall’ Osse-vatore romano e da Rockerilla, mensile musicale dei giovani.
Con un curriculum così, Maurizio, non ci sta. L’abito scuro è d’ordinanza? “L’abito non fa il monaco”, ricorda, garbato e severo,  alla gentile signora dell’ingresso. L’ha costretta alla resa: dentro tutti  quelli di S. Alvise.
Via della croce è più di un documento. E’ un film toccante che intreccia passione di Cristo  e passione di poveri cristi. C’è esplorazione e rispetto nelle storie dolenti raccontate  dalla regista Serena Nono.  C’è qualità artistica nel racconto che  intreccia quadri viventi della Via crucis (sono stati girati in alcuni angoli meno noti di Venezia) con le testimonianze di vita e riflessioni sul vangelo proposte degli ospiti di S.Alvise.  Pittrice di professione, Serena Nono ha affrontato con mano sicura  la sfida nuova della direzione di un film.


Via della croce ha dunque frequentato con profitto la Mostra del cinema. Film indipendente, adesso deve affrontare il passaggio stretto della distribuzione. Una strada difficile che  imbocca con due appuntamenti importanti: il primo a Milano con la presentazione al Centro San Fedele, il secondo a Roma davanti alla severa cattedra del Sacher di Nanni Moretti.

 
Via della Croce viene dopo un primo documentario, Ospiti, realizzato da Serena Nono  nel 2007 sempre con gli ospiti di S. Alvise. E il nuovio nfilm è nato così.
 “Mi sembrava che il racconto della passione di Cristo potesse incarnare le loro storie di fallimento, dolore, emarginazione, malgrado alcuni di loro non siano credenti o cristiani; infatti tra i protagonisti ci sono anche due musulmani. Ho iniziato –discutendo e leggendo con loro il Vangelo di Giovanni, cercando di legare alle stazioni della Via Crucis, temi con cui gli ospiti si potevano identificare: la caduta, l’insulto, la condanna, il rapporto tra genitori e figli, l’abbandono, la morte e la resurrezione. Non c’è stata sceneggiatura e tutte le cose i raccontate nel film sono spontanee, senza fare prove o ripetere riprese. Non abbiamo usato luci artificiali né costruito scenografie, ma piuttosto ce le siamo andate a cercare in questa splendida città” che è Venezia.
Frequentata con profitto la Mostra del cinema, ora Via della croce, film indipendente, affronta il passaggio stretto della distribuzione. Una strada difficile, imboccata con due appuntamenti importanti. Il primo l’attetende a Milano con la la presentazione al Centro San Fedele, il secondo l’aspetta a Roma davanti alla severa cattedra del Sacher di Nanni Moretti.

 
Produrre Via della croce  è stata una sfida anche per la Fondazione di Partecipazione Casa dell’Ospitalità. Lo sottolinea  Giovanni Benzoni, presidente della Fondazione che, tra
Venezia e Mestre,  gestisce oltre 150 posti letto (19 per donne), distribuiti in appartamenti e strutture più ampie.
S. Alvise ospita uomini e donne, o su loro richiesta o perchè segnalati da servizi, operatori di strada o altre realtà di accoglienza. Spesso c’è una lista d’attesa. Gli ospiti condividono sia la gestione dei normali lavori domestici (pulizie, cucina, ecc.), sia  le accoglienze, la custodia notturna e i gruppi di lavoro per il recupero dell’autonomia delle persone ospitate. Inoltre gestiscono un servizio di noleggio biciclette a Mestre e partecipano a gruppi e progetti legati a due laboratori di pittura.
Sono presenti operatori, ma in numero e modo limitato. Centrale nel perseguimento delle finalità statutarie è la comunità degli ospiti che presiede all’autogestione, improntata alla condivisione e al vicendevole sostegno.
E’ convinzione consolidata che per evitare assistenzialismo cronicizzazione, sono necessari percorsi soggetti capaci di dare piena autonomia della persona; spesso la mancanza di casa e lavoro risultano essere ostacoli insormontabili. Non è quindi uno slogan affermare che ciascuno degli ospiti non può essere condannato all’inutilità e che sentirsi a casa comporta contribuire a svilupparne gli aspetti ‘aziendali’, perché l’apporto ed il valore dell’ospitalità siano lo specifico contributo di questi cittadini  al miglioramento della qualità della vita di tutta la città.

Da poveri Cristi ad attori