Serena Nono: una via spirituale per il cinema italiano

di Francesco Paladino, in Rockerilla del 20/09/2009

Serena Nono è al suo secondo film. Il primo si chiamava “Ospiti”, il secondo presentato nella sezione “Orizzonti” della 66 Mostra di Venezia “Via della Croce”. La cosa che mi ha incuriosito è l’idea di “percorso” che permea l’opera dell’autrice veneziana. Perché realizzare due film (dal 20007 al 2009) che vedono quali protagonisti gli Ospiti della Casa dell’Ospitalità di Sant’Alvise ? Lei pittrice ormai di fama, autrice di molteplici mostre ed installazioni (con Daniele Del Giudice, Harif Kureishi) e di collaborazioni importanti (con il teologo Bruno Forte ed i filosofo Vincenzo Vitello), perché si è “fermata” a riflettere, a porsi domande, ad esasperare una ricerca di “orizzonti”, dolorosa come una “via crucis”, sulla comunità di senza tetto ospitata nell’ area dell’ex Umberto I a Cannaregio?

”E' successo un pò per caso –risponde Serena- che tre anni fa prendessi in mano per la prima volta una videocamera alla Casa dell'Ospitalità di Venezia, all'interno di un corso di scultura che si faceva lì per gli ospiti. Conoscendo gli ospiti, persone senza fissa dimora, mi è venuta voglia di ritrarli, raccontarli e dare loro voce, perciò il mezzo video era più efficace di altri, e così ho iniziato.

Non è una ricerca estetica quella cinematografica di Serena. Anzi il suo modo di filmare è disadorno, così come quello delle coreografie. C’è il vero in primo piano, costi quel che costi Anche quando ci si permette un testo recitato, la Nono vuole il reale. I suoi film sono “il vero che soffre” e che vuole prendere parola.

“. La loro comunità mi ha colpito, la loro grande capacità di accoglienza e umanità. Volevo condividere questi aspetti. Inoltre lavoro molto bene con gli ospiti, i nostri due film sono frutto di collaborazione, li abbiamo costruiti insieme.”

La Via Crucis che si vede nel film di Serena, non è solo quella di Cristo; quella è una sorte di dolente paramento recitativo; quella che emerge è invece l’immenso dolore dell’uomo/attore abbandonato, solo,derelitto che ha ancora voglia di creare e di mettersi in gioco.

“ la via della croce di Cristo si intreccia con le vie crucis di queste persone. La passione di Gesù è condivisa e attualizzata nei loro volti e nelle loro storie.”

Non importa a Serena di fare film a tesi, politici o sociologici; per lei il film è una grande tela dove i suoi attori sono liberi di recitare a braccio, su di un testo che è di per sé è solo poesia. Ecco perché il suo film sembra un documentario ed il suo precedente documentario un film. Perché Serena genialmente agisce sui terreni di frontiera per dare dignità a chi è estromesso dalla società senza possibilità di appelli.

”Questo film non è nato nè per fare un commento sociale nè politico, ma sono molto contenta che esca ora, in un momento in cui c'è talmente tanta difficoltà ad accettare lo straniero, il diverso, chi pone problemi alle nostre certezze, chi ci porta altro...Credo che Via della Croce sia una cronaca più che un commento alla società. Cronaca-contemplazione che rivela i volti degli ultimi, degli emarginati che ci sanno donare perle di saggezza, di umanità. In questo vi è una speranza "spirituale", nell'uomo che attraverso l'accoglienza, la carità e la condivisione riesce a incarnare quella divinità che è l'uomo Gesù.”

Come tutti gli artisti veri, la Nono non ha preclusioni sul modo di esprimersi: una volta lo strumento è il film, un’altra la pittura

“Ho una grande voglia di dipingere! Ma per ora portiamo in giro per l'Italia Via della Croce. Per quanto riguarda progetti di film, ho qualche idea ma per ora molto vaga.”

Non può mancare una domanda sulla musica che è il plasma che unisce un po’ tutto

” La musica nel film Via della Croce doveva essere protagonista quanto l'immagine, poichè la musica completa i vari tableaux che rappresentano le stazioni della croce. Quindi ho usato mio padre (Luigi Nono n.d.r.), Schoenberg, Bach per avere un'intensità altrettanto forte, complementariamente e indipendentemente forte! Ho usato parti della Passione secondo Matteo di Bach anche per rendere omaggio a Pasolini e Tarkowskij (Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini e Il sacrificio di Tarkowskij)E' molto interessante lavorare sull'immagine con la musica, poichè anche la struttura di un film deve cercare ritmo, tensione, picchi, pause, insomma deve essere composta, ed è proprio bello combinare questi elementi in musica e immagine.

E non poteva mancare una domanda sul film della sua vita

“Molti. Ma tra i tanti Pierrot le fou di Godard, Andreij Rublev e tutto Tarkowskij, L'angelo sterminatore di Bunuel, Nosferatu di Murnau, Taxi driver di Scorsese..”