Lettura del film di Adelio Cola su www.edav.it

Non si può restare indifferenti assistendo alla Via Crucis rievocata con quadri viventi a Venezia. Campielli e ponti diventano le tappe d’un pellegrinaggio che drammatizza plasticamente il viaggio salvifico di Gesù verso il Calvario. Gli spettatori in sala sono attenti e silenziosi, molti a me vicini non nascondono la commozione. Gesù che porta la croce, una piccola povera misera croce formata da due sottili legni intrecciati, è pesantissima e il condannato a portarla cade e ricade trascinandola su per i gradini dei ponti della Serenissima. Ma poteva succedere tutto, per quanto riguarda l’ambientazione cinematografica, a Nuova Deli o a New York. Sarebbe stato lo stesso. Ed è la struttura del film che lo fa capire, con la voce del giovane narratore nero che legge i passi evangelici della passione del «Figlio dell’uomo», ma soprattutto gli pseudo artisti che interpretano i personaggi ricordati da Luca e colleghi. Non sono soltanto artisti di strada, come usa in certi spettacoli odierni, ma ex carcerati, barboni, vecchi dimenticati dal mondo, signori accumunati nell’insolita avventura drammatica (tra le comparse c’è anche il sindaco Massimo Cacciari), tutti consapevoli e coscienti che il Crocifisso Nazareno c’era là nella sua vera via della croce per loro e per tutte le persone del suo tempo e di tutti i tempi avvenire. Lo dicono e lo ripetono con convinzione i poveri cristi che ‘recitano’ la loro doppia via crucis, quella vera d’una vita come ospiti d’una casa d’accoglienza per i senza tetto che li ha accolti con solidarietà non soltanto, ma, come essi riconoscono, «con amore». La Via della Croce che stanno interpretando li rende amici e fratelli della vittima divina del Calvario. Provengono da luoghi e condizioni sociali d’emarginazione, hanno rinunciato a cercare un posto nel mondo che non li accetta più e ricordano con nostalgia o rimpianto ed anche condanna esperienze lontane positive e dolorose definitivamente sepolte. Tra una ‘stazione’ e l’altra della Via della Croce prendono la parola e raccontano con semplicità disarmante una vita di stenti e privazioni, di errori e scivoloni nel fosso, alla fine dei quali la carità cristiana ha offerto loro un tetto ed un letto. Nessuno si dice rassegnato; stranamente tutti si dichiarano soddisfatti. Così nel film, la vita reale dev’essere senz’altro ‘altra’, ma a noi interessa conoscerli ed ascoltarli nel film. Il portatore della croce attraverso il percorso insolito passa, stramazza, si rialza, come prima s’abbatteva stremato e sanguinante sotto i flagelli dei soldati romani, come prima taceva colpito dall’ironia del procuratore Pilato, (buontempone perditempo arguto e comico a modo suo!), come poi accetterà, conformato alla Volontà del Padre, i lunghi chiodi martellatigli addosso su polsi («come si fa con gli animali», spiega uno di loro che se n’intende!) e piedi. E tutto e sempre in silenzio e senza gemiti, «come un agnello condotto al macello». Le scene dove i personaggi (Maria, la madre del Crocifisso, e la Maddalena) esigono dagli interpreti ‘rispetto e professionalità’, i ‘poveri di Sant’Alvise’ di Venezia (casa d’accoglienza) sono sostituiti da artisti di professione.
Un particolare scoccante colpisce lo spettatore: l’indifferenza dei passanti sul sentiero della croce, i quali non degnano neppure d’uno sguardo quel povero Cristo innocente che porta il patibolo per tutti, anche per loro.
Il pubblico in sala è scoppiato alla fine del film in un interminabile applauso rivolto alla regista ed agli interpreti seduti in prima fila. Alcuni lacrimavano (mi correggo: lacrimavamo!). non era debolezza: lo spettacolo ci ha coinvolti, fedeli e credenti, estranei e comunque pensanti. Quindici minuti di sosta in sala dopo la proiezione, a commentare e congratularsi reciprocamente con interpreti fotografi e spettatori, la dicono lunga sull’accoglienza di quest’insolita Via Crucis che la riempito la sala Perla del casino fino all’ultimo poltrona disponibile. Il commento musicale con brani sublimi di J.S.Bach non era ‘fuori contesto’ quasi per esagerazione nell’accostamento ad un film interpretato dai ‘poveri in spirito’ e nella vita; gli inserti contemporanei degli interventi di L. Nono e di A. Schomberg confermavano, almeno nel contesto dell’insieme cinematografico, che la passione di Gesù è tuttora attuale. Lo dichiarava anche un certo B. Pascal: «La Chiesa agonizzerà in croce fino alla fine del tempo!».