«Porto la Via Crucis dei senzatetto tra le star del Lido»

di Alessandra De Luca, in L’Avvenire del 25/07/2009

La Passione di Cristo per rac­contare storie di straordinaria umanità fatte di fallimenti e dolori, emarginazione e riscatto. Storie che vedono protagonisti gli Ospiti della comunità di Sant’Alvise, Casa dell’Ospitalità di Venezia, persone di nazionalità, provenienze sociali e religioni di­verse chiamati a testimoniare e a riflettere su temi cruciali dell’esistenza davanti all’obiettivo di Serena Nono. Il suo film Via della Croce, in programma come evento speciale alla prossima Mostra del Cinema, mette in scena infatti una moderna Via Crucis, che «è un po’ come la vita normale, fatta di tante fermate, difficoltà e qualche capitombolo». «Tutto è comincia­to quando in un parco vicino casa ho conosciuto due senzatetto – ci racconta la regista – poi diventati ospiti di Sant’Alvise. Sono andata a trovarli, ho conosciuto un’operatrice con la quale ho lavorato per organizzare corsi di scultura e pit­tura. Ho conosciuto altri ospiti e in me è nato il desiderio di conosce­re le storie di queste persone senza voce, considerate invisibili se non addirittura pericolose dalla società. Con loro ho costruito un rapporto di reciproca fiducia e accoglienza che mi ha portato a realizzare prima il documentario O­spiti e poi Via della Croce, ispirata da Bruno, che ora non c’è più».?  L’idea del film, che ha richiesto il lavoro di un anno e che conta un paio di guest star come Anna Bo­naiuto e Massimo Cacciari, è quella di percorrere la Passione attraverso tableaux vivants che, citando dipinti di Piero Della Francesca, Caravaggio, Tiziano, Tintoretto, Mantegna, Bellini e Giotto, illustrano le diverse stazioni della via crucis introdotte dal Vangelo di Giovanni e girate in esterno a Ve­nezia. Ad essi si intrecciano i racconti delle esperienze personali degli Ospiti che parlano di loro stessi o riflettono sulla vita di Gesù. «Siamo partiti proprio dal Vangelo di Giovanni – spiega la Nono spesso 'chiamata' anche dalla fede ai temi del sacro – legando le stazioni della Via Crucis ai temi con cui gli ospiti potevano identificarsi: la caduta, l’insulto, la condanna, il rapporto tra genitori e figli, l’abbandono, la morte la resurrezione. All’inizio ero timorosa, alcuni Ospiti non sono credenti, altri sono musulmani. Ma parlare della figura di Cristo non ha creato alcun problema, lo sentivano tutti come uno di loro, qualcuno da cercare tra i volti dei poveri. In fondo il Vangelo pone le grandi domande che tutti ci facciamo » . Niente sceneggiature da seguire, solo racconti spontanei raccolti in ore e ore di riprese setacciate in un lungo lavoro di montaggio. «Cinematograficamente parlando – spiega ancora la regista – ho scoperto volti stupendi, intensi, sofferti, vissuti, capaci di comunicare sullo schermo più della bellezza e della giovinezza. E sono colpita dal coraggio di queste persone capaci di condividere con gli altri esperienze così dolorose».? Diretta da Nerio Comisso, la Casa dell’Ospitalità è presieduta da Giovanni Benzoni, che ora spera nella diffusione di questa piccola, ma preziosa opera: «Grazie ai due film di Serena – dice – la Fondazione di Partecipazione Casa dell’Ospitalità è potuta diventare una casa di produzione cinematografica, un’attività che si aggiunge alle altre svolte dai nostri ospiti, impegnati tra l’altro ad affrescare un sottopasso a Mestre e a gestire un servizio di noleggio biciclette. Il nostro motto è che nessuno degli ospiti debba essere condannato all’inutilità ».